Circa venti giorni fa noi MSC abbiamo celebrato la canonizzazione di Padre Giovanni Battista Scalabrini in piazza San Pietro con la famiglia scalabriniana. Scalabrini e Madre Cabrini furono infatti due personalità a quel tempo rilevanti, con in comune una attenzione particolare per i migranti. Madre Cabrini, dopo aver fondato nel 1880 l’Istituto delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù, il 19 marzo del 1889 nel convento di Codogno, ricevette quasi quarantenne insieme ad altre sei religiose la Croce di Missionarie proprio da Mons. Scalabrini. La Provvidenza fece sì che le strade di Madre Cabrini e Scalabrini si intersecassero di nuovo quando il Vescovo le fece presente la necessità di assistere gli emigranti italiani in America. L’America non era la Cina che lei sognava, ma il suo ideale missionario si poteva concretizzare ugualmente. Infatti, il rapido sviluppo dell’istituzione Cabriniana, le fondazioni, la fama delle capacità di Santa Francesca Cabrini, le tante giovani che chiedevano di aderire al suo Istituto, avevano attirato l’attenzione del Vescovo di Piacenza, Mons. Giambattista Scalabrini che la invitò a dedicarsi agli emigranti italiani che a migliaia partivano per le due Americhe in cerca di fortuna e che vivevano in condizioni disperate, soprattutto nell’America del Nord. Fu infatti proprio l’incontro con Scalabrini a metterle in cuore il desiderio di occuparsi degli emigrati italiani nelle Americhe. Scalabrini, con la pubblicazione del suo opuscolo “L’emigrante italiano in America”, aveva denunciato per primo le terribili condizioni in cui vivevano gli emigrati italiani. Il vescovo aveva un progetto rivolto all’edificazione morale di quell’umanità sradicata e disprezzata: conservare l’italianità, facendo trovare ovunque «la nostra chiesa e la nostra scuola».  E così a New York arrivarono le suore “Missionarie del Sacro Cuore”, per collaborare con i Missionari Scalabriniani. Madre Cabrini aveva accompagnato le sue compagne e dalla Grande Mela scrisse al Vescovo di Piacenza elogiando lo zelo dei suoi Missionari “verso i poveri Italiani”. Dopo qualche difficoltà, fu bene accolta dall’Arcivescovo Corrigan, il quale, scriveva, “sembra portarci un aiuto speciale in tutte le nostre opere”. Di questo arrivo delle suore a New York, Scalabrini diede comunicazione al Card. Simeoni riferendo che “avrebbero aperto l’orfanotrofio per le orfane italiane e le scuole con grande successo”.

Padre Scalabrini e Madre Cabrini vengono denominati rispettivamente come padre e madre dei migranti; Santa Francesca Cabrini, patrona dei migranti, con la sua opera di protezione, attenzione e cura ne ha fatto una missione. Per questo la vocazione missionaria delle MSC fu rivolta in prima istanza ai migranti e rifugiati. Sono tanti nella nostra Congregazione i centri che si occupano di migranti e rifugiati; attualmente a legare queste due congregazioni c’è, tra gli altri, il progetto Chaire Gynai. È stata infatti proprio la cooperazione tra le congregazioni delle Suore Missionarie del Sacro Cuore di Gesù e le Suore Missionarie di San Carlo Borromeo-Scalabriniane a rendere possibile la realizzazione di questo progetto voluto da Papa Francesco. Si tratta di un programma di semi-autonomia rivolto a donne rifugiate (con bambini) e donne migranti in situazione di vulnerabilità che ha avuto inizio nel mese di giugno 2018. Tutte le attività si svolgono a Roma una struttura appartenenti alle Suore Missionarie del Sacro Cuore di Gesù, messe a disposizione del progetto in comodato d’uso gratuito. Fin dall’inizio, questo programma si è avvalso della collaborazione preziosa di diverse congregazioni religiose femminili.

Da quando è iniziato il progetto sono state accolte ed accompagnate circa 60 persone. La missione e l’obiettivo sono fondati sui quattro verbi presentati da Papa Francesco: accogliere, promuovere, proteggere e integrare. Essi, secondo gli Orientamenti Pastorali sugli sfollati interni, “descrivono la missione della Chiesa verso tutti coloro che vivono nelle periferie esistenziali e in situazioni concrete di pericolo e che necessitano di essere accolti, protetti, promossi e integrati.”

Le donne migranti e rifugiate che partecipano al progetto ricevono un sostegno per i loro bisogni essenziali, che riguardano la scuola dei figli, l’assistenza sanitaria, la documentazione personale, la ricerca del lavoro, la ricerca della casa o altre necessità specifiche.

Accogliere_ Durante l’accoglienza, le donne migranti e rifugiate trovano uno spazio di cura e protezione, dove sentirsi al sicuro, dove concedersi il tempo necessario per rielaborare la propria storia personale, ma al tempo stesso, in modo che possano entrare in contatto con il contesto sociale in cui sono arrivate e progettare un nuovo percorso di vita.

Promuovere_ La presenza delle donne rifugiate e migranti in situazione di vulnerabilità può influenzare tutta la comunità che potrà essere orientata secondo la testimonianza e l’attuazione del Progetto con processi/azioni di sensibilizzazione e informazione rivolti alla popolazione locale su una visione umana e cristiana della mobilità umana.

Proteggere_ Il progetto poi è caratterizzato dalla convivenza familiare e dalla condivisione, considerando la fondamentale necessità di rapporti umani e umanizzanti tra i/le partecipanti. Con i volontari migranti, si creano interazioni interessanti: questi volontari, ormai completamente inseriti nel contesto locale, trasmettono alle donne il loro bagaglio di esperienza e forniscono loro delle indicazioni per migliorare e vivere al meglio la loro esperienza migratoria.

Integrare_ In questo progetto l’integrazione è fondamentale perché permette a donne rifugiate e migranti di partecipare integralmente alla vita della comunità che li accoglie, in un cammino di arricchimento reciproco e di feconda partecipazione nella promozione dello sviluppo umano integrale della società locale.

Raggiungere dei risultati con questa missione è possibile per mezzo della costruzione di progetti personali di autonomia, considerando le risorse, le capacità, l’esperienza e le competenze di ogni donna, in vista della propria integrazione lavorativa e inclusione sociale.

Il progetto Chaire Gynai è realizzato in coordinamento con la Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, la CEI, la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, l’USMI e l’Ufficio Migrantes della Diocesi di Roma.


About twenty days ago, we the MSCs celebrated the canonization of Father John Baptist Scalabrini in St. Peter’s Square with the Scalabrinian family. Scalabrini and Mother Cabrini were indeed two important individuals, at that time. They had in common a special attention to migrants. After founding the Institute of the Missionaries of the Sacred Heart of Jesus in 1880, on March 19, 1889, Mother Cabrini, close to her 40s, received the Cross of Missionaries from Monsignor Scalabrini in the convent of Codogno, together with six other religious women. Providence made the paths of Mother Cabrini and Scalabrini intersect again when the Bishop made her aware of the need to assist Italian migrants in America. America was not the China she dreamt of, but her missionary ideal could be realized just the same. Indeed, the rapid development of the Cabrini institution, the foundations, the fame of the skills of St. Frances Cabrini, the many young girls who asked to join her Institute, had drawn the attention of the Bishop of Piacenza, Monsignor John Baptist Scalabrini, who invited her to devote herself to the Italian migrants who left for the Americas by the thousands in search of fortune and who lived in desperate conditions, especially in North America. It was precisely with her meeting with Scalabrini, that she took to heart helping Italian migrants in the Americas. By publishing his booklet “The Italian migrant in America”, Scalabrini was the first to denounce the terrible conditions the Italian migrants lived in. The Bishop had a project aimed at the moral building of that uprooted and despised humanity: to preserve the Italian spirit, by making «our church and school» be found everywhere. And so the “Missionary Sisters of the Sacred Heart” arrived in New York to collaborate with the Scalabrinian Missionaries. Mother Cabrini was accompanying her sisters and she wrote to the Bishop of Piacenza from the Big Apple, praising the zeal of his Missionaries “towards the poor Italians”. After some difficulties, she was well received by Archbishop Corrigan. She wrote, “he seems to bring us special help in all our works”. Scalabrini informed Cardinal Simeoni of the sisters’ arrival in New York, reporting that “they would successfully open an orphanage for Italian orphans and schools”.

Father Scalabrini and Mother Cabrini are respectively named father and mother of migrants. St. Frances Cabrini, Patroness of migrants, founded a mission out of her work of protection, attention and care. For this reason, the missionary vocation of the MSCs was addressed primarily to migrants and refugees. There are many centers in our Congregation that deal with migrants and refugees. Currently binding these two congregations, among others, there is the Chaire Gynai project. It was precisely the cooperation between the congregations of the Missionary Sisters of the Sacred Heart of Jesus and the Missionary Sisters of St. Charles Borromeo, Scalabrinians, that made it possible to implement this project, as desired by Pope Francis. This is a semi-autonomous program aimed at refugee women (with children) and migrant women in vulnerable situations that began in June 2018. Every activity takes place in one facility in Rome belonging to the Missionary Sisters of the Sacred Heart of Jesus, who loaned them for the project at no charge. From the outset, this program has benefited from the valuable collaboration of various female religious congregations.

Since the project began, about 60 people have been welcomed and accompanied. The mission and the goal are based on the four verbs presented by Pope Francis: welcome, promote, protect and integrate. According to the Pastoral Guidelines on internally displaced people, they “describe the mission of the Church towards everyone who lives in the existential peripheries and in concrete situations of danger and who needs to be welcomed, protected, promoted and integrated.”

The migrant and refugee women participating in the project receive support in their essential needs, which concern their children’s schooling, health care, personal documents, job search, home search or other specific needs.

Welcome_ During the welcoming, migrant and refugee women find a space of care and protection, where they feel safe and take the necessary time to review their personal story but, at the same time, they can get in touch with the social context they arrived in and plan a new life course.

Promote_ The presence of refugee and migrant women in vulnerable situations can influence the entire community which can be oriented according to the testimony and implementation of the Project with processes/actions of awareness and information addressed to the local population for a human and Christian vision of human mobility.

Protect_ The project is also characterized by family coexistence and sharing, considering the fundamental need for human and humanizing relationships between the participants. Interesting interactions are created with migrant volunteers: these volunteers, now fully integrated in the local context, pass down to women their experience and provide them with advice on how to improve and better enjoy their resettlement experience.

Integrate_ In this project, integration is fundamental, since it allows refugee and migrant women to fully participate in the life of the community that welcomes them, in a path of mutual enrichment and fruitful participation,promoting the integral human development in the local society.

Achieving results with this mission is possible through the building of personal projects for autonomy, considering the resources, abilities, experience and skills of each woman, in view of her own work integration and social inclusion.

The Chaire Gynai project is carried out in coordination with the Migrants and Refugees Section of the Dicastery for the Service of Integral Human Development, the CEI, the Congregation for Institutes of Consecrated Life and Societies of Apostolic Life, the USMI and the Migrants Office of the Diocese of Rome.


Hace unos veinte días, las MSC celebramos la canonización del Padre Juan Bautista Scalabrini en la Plaza de San Pedro con la familia Scalabriniana. Scalabrini y la Madre Cabrini fueron, de hecho, dos personalidades importantes en aquellos años, con una interés especial común para los migrantes. Después de haber fundado el Instituto de las Misioneras del Sagrado Corazón de Jesús en 1880, la Madre Cabrini, que tenía casi 40 años, recibió la Cruz de las Misioneras por parte de Monseñor Scalabrini, junto con seis religiosas, el 19 de marzo de 1889 en el convento de Codogno. La Providencia hizo que los caminos de la Madre Cabrini y Scalabrini se cruzaran otra vez cuando el Obispo le subrayó la necesidad de ayudarles a los migrantes italianos en América. América no era la China con que ella soñaba, pero su ideal misionero aún podría realizarse. De hecho, el rápido desarrollo de la institución Cabriniana, las fundaciones, la fama de las capacidades de Santa Francisca Cabrini, las muchas jóvenes que pedían unirse a su Instituto, habían llamado la atención del Obispo de Piacenza, Monseñor Juan Bautista Scalabrini, quien la invitó a dedicarse a los miles de migrantes italianos que se fueron a las dos Américas en busca de fortuna y que vivían en condiciones desesperadas, especialmente en Norteamérica. De hecho, su encuentro con Scalabrini fue lo que le motivó el deseo de cuidar a los migrantes italianos en las Américas. Con la publicación de su panfleto “El migrante italiano en América”, Scalabrini fue el primero en denunciar las condiciones terribles en que vivían los migrantes italianos. El Obispo tenía un proyecto dirigido a la edificación moral de esa humanidad desarraigada y despreciada: preservar el espíritu italiano, haciendo que «nuestra iglesia y nuestra escuela» se encontraran en todas partes. Y así llegaron a Nueva York las “Hermanas Misioneras del Sagrado Corazón” para colaborar con los Misioneros Scalabrinianos. La Madre Cabrini les había acompañado a sus compañeras y, desde la Gran Manzana, le escribió al Obispo de Piacenza elogiando el celo de sus Misioneros “hacia los pobres italianos”. Después de unas dificultades, fue bien recibida por el Arzobispo Corrigan, quien, escribió ella, “parece brindarnos una ayuda especial en todas nuestras obras”. Scalabrini le informó al Cardenal Simeoni de la llegada de las hermanas a Nueva York: “tendrán éxito abriendo el orfanato para huérfanas italianas y las escuelas”.

El Padre Scalabrini y la Madre Cabrini son nombrados respectivamente padre y madre de los migrantes. Santa Francisca Cabrini, Patrona de los migrantes, fundó esa misión a través de su obra de protección, atención y cuidado. Por eso, la vocación misionera de las MSC se dirigió principalmente a migrantes y refugiados. Hay muchos centros en nuestra Congregación que se ocupan de migrantes y refugiados. Hoy, estas dos congregaciones están unidas, entre otros, por el proyecto Chaire Gynai. De hecho, fue precisamente la cooperación entre las congregaciones de las Hermanas Misioneras del Sagrado Corazón de Jesús y las Hermanas Misioneras de San Carlos Borromeo, Scalabrinianas, lo que hizo posible realizar este proyecto deseado por el Papa Francisco. Se trata de un programa de semiautonomía dirigido a mujeres refugiadas (con hijos) y mujeres migrantes en situaciones de vulnerabilidad que comenzó en junio de 2018. Todas las actividades tienen lugar en Roma en una estructura pertenecientes a las Hermanas Misioneras del Sagrado Corazón de Jesús, puestas a disposición del proyecto en préstamo gratuito. Este programa ha contado desde sus inicios con la inestimable colaboración de diferentes congregaciones religiosas femeninas.

Desde que comenzó el proyecto, unas 60 personas han sido acogidas y acompañadas. La misión y el fin se basan en los cuatro verbos presentados por el Papa Francisco: acoger, promover, proteger e integrar. Según las Directrices Pastorales sobre los desplazados internos, “describen la misión de la Iglesia hacia todos los que viven en las periferias existenciales y en situaciones concretas de peligro y que necesitan ser acogidos, protegidos, promovidos e integrados”.

Las mujeres migrantes y refugiadas que participan en el proyecto reciben apoyo en sus necesidades esenciales, o sea la escolarización de sus hijos, la atención sanitaria, los documentos personales, la búsqueda de empleo y de hogar u otras necesidades específicas.

Acoger_ Durante la acogida, las mujeres migrantes y refugiadas encuentran un espacio de atención y protección, donde se sienten seguras, se toman el tiempo necesario para reflexionar sobre su historia personal y, al mismo tiempo, pueden entrar en contacto con el contexto social en el que llegaron y planear un nuevo camino de vida.

Promover_ La presencia de mujeres refugiadas y migrantes en situaciones de vulnerabilidad puede influir en toda la comunidad, que podrá orientarse según el testimonio y la implementación del Proyecto con procesos/acciones de sensibilización e información dirigidos a la población local sobre una visión humana y cristiana de la movilidad humana.

Proteger_ El proyecto también se caracteriza por la convivencia familiar y el compartir, considerando la necesidad fundamental de relaciones humanas y humanizadoras entre los/las participantes. Se crean interacciones interesantes con los voluntarios migrantes: estos voluntarios, ahora plenamente integrados en el contexto local, les transmiten su experiencia a las mujeres y les brindan indicaciones para mejorar y disfrutar mejor su experiencia migratoria.

Integrar_ En este proyecto, la integración es fundamental porque les permite a las mujeres refugiadas y migrantes participar plenamente en la vida de la comunidad que las acoge, en un camino de enriquecimiento mutuo y participación fructífera en la promoción del desarrollo humano integral de la sociedad local.

Lograr resultados con esta misión es posible mediante la construcción de proyectos personales de autonomía, considerando recursos, capacidades, experiencia y competencias de cada mujer, con vistas a su propia integración laboral e inclusión social.

El proyecto Chaire Gynai se realiza en coordinación con la Sección de Migrantes y Refugiados del Dicasterio para el Servicio del Desarrollo Humano Integral, la CEI, la Congregación para los Institutos de Vida Consagrada y las Sociedades de Vida Apostólica, la USMI y la Oficina de Migrantes de la Diócesis de Roma.


Há cerca de vinte dias, nós, MSCs, celebramos a canonização do Padre Giovanni Battista Scalabrini na Praça de São Pedro com a família Scalabriniana. Scalabrini e Madre Cabrini eram, de fato, duas personalidades importantes naquela época, compartilhando uma atenção particular aos migrantes. Madre Cabrini, depois de ter fundado o Instituto das Missionárias do Sagrado Coração de Jesus em 1880, em 19 de março de 1889 no convento de Codogno, recebeu a Cruz das Missionárias do Arcebispo Scalabrini, junto com outras seis freiras. A Providência fez com que os caminhos de Madre Cabrini e Scalabrini se cruzassem novamente quando o Bispo lhe mostrou a necessidade de ajudar os emigrantes italianos na América. A América não era a China com a qual ela sonhava, mas seu ideal missionário ainda podia ser realizado. De fato, o rápido desenvolvimento da instituição cabriniana, as fundações, a fama das habilidades de Santa Francisca Cabrini, as muitas jovens que pediram para ingressar em seu Instituto, atraíram a atenção do Bispo de Piacenza, Dom Giambattista Scalabrini, que a convidou a dedicar-se aos emigrantes italianos que aos milhares partiram para as duas Américas em busca de fortuna e que viviam em condições desesperadoras, especialmente na América do Norte. Foi o encontro com Scalabrini que colocou em seu coração o desejo de cuidar dos emigrantes italianos nas Américas. Scalabrini, com a publicação “O emigrante italiano na América”, foi o primeiro a denunciar as péssimas condições em que viviam os emigrantes italianos. O bispo tinha um projeto voltado para a construção moral dessa humanidade desenraizada e desprezada: preservar o caráter italiano, fazendo com que “nossa igreja e nossa escola” se encontrassem em todos os lugares.  E assim as “Missionárias do Sagrado Coração” chegaram a Nova York para colaborar com os Missionários Scalabrinianos. Madre Cabrini tinha acompanhado suas companheiras, e da Big Apple (Nova York) escreveu ao Bispo de Piacenza elogiando o zelo de seus missionários “para com os pobres italianos”. Depois de algumas dificuldades, foi bem recebida pelo arcebispo Corrigan, que escreveu, “parece nos trazer uma ajuda especial em todos os nossos trabalhos”. Scalabrini informou ao Cardeal Simeoni sobre a chegada das irmãs a Nova York, informando que “abririam o orfanato para órfãos e escolas italianas com grande sucesso”.

Pe. Scalabrini e Madre Cabrini são nomeados respectivamente como pai e mãe dos imigrantes; Santa Francisca Cabrini, padroeira dos imigrantes, fez disso uma missão com seu trabalho de proteção, atenção e cuidado. Por isso, a vocação missionária das MSCs foi dirigida principalmente aos imigrantes e refugiados. Há muitos centros em nossa Congregação que cuidam de imigrantes e refugiados; Atualmente , essas duas congregações estão ligadas, entre outros, pelo projeto Chaire Gynai. Portanto, foi a cooperação entre as congregações das Irmãs Missionárias do Sagrado Coração de Jesus e das Irmãs Missionárias de São Carlos Borromeo Scalabrinianas que possibilitou a realização deste projeto desejado pelo Papa Francisco. Trata-se de um programa de semiautonomia destinado a mulheres refugiadas (com filhos) e mulheres imigrantes em situação de vulnerabilidade que teve início em junho de 2018. Todas as atividades acontecem em Roma em uma estrutura pertencente às Irmãs Missionárias do Sagrado Coração de Jesus, disponibilizadas ao projeto por empréstimo, gratuitamente. Desde o começo, este programa contou com a valiosa colaboração de várias congregações religiosas femininas.

Desde o início do projeto, cerca de 60 pessoas foram acolhidas e acompanhadas. A missão e o objetivo são baseados nos quatro verbos apresentados pelo Papa Francisco: acolher, promover, proteger e integrar. De acordo com as Orientações Pastorais sobre os deslocados internos, elas “descrevem a missão da Igreja para com todos aqueles que vivem nas periferias existenciais e em situações concretas de perigo e que precisam ser acolhidos, protegidos, promovidos e integrados”.

As mulheres imigrantes e refugiadas que participam do projeto recebem apoio com suas necessidades essenciais, que dizem respeito à escolaridade dos filhos, cuidados de saúde, documentação pessoal, procura de emprego, habitação ou outras necessidades específicas.

Acolhimento_ Durante o acolhimento, as mulheres imigrantes e refugiadas encontram um espaço de cuidado e proteção, onde se sentem seguras, onde se permitem um tempo necessário para retrabalhar suas histórias pessoais, mas ao mesmo tempo, para que possam entrar em contato com a contexto social em que se encontram e planejar um novo caminho de vida.

Promover_ A presença de mulheres refugiadas e imigrantes em situação de vulnerabilidade pode influenciar toda a comunidade, que pode ser orientada de acordo com o testemunho e implementação do Projeto com processos/ações de sensibilização e informação dirigidas à população local numa visão humana e cristã de mobilidade humana.

Proteger_ O projeto também se caracteriza pela convivência e compartilhamento familiar, considerando a necessidade fundamental das relações humanas e humanizadoras entre as participantes. Interações interessantes são criadas com voluntários imigrantes: esses voluntários, agora totalmente integrados ao contexto local, repassam suas ricas experiências às mulheres e fornecem indicações para melhorar e aproveitar melhor suas experiências migratórias.

Integrar_ Neste projeto, a integração é fundamental porque permite que as mulheres refugiadas e imigrantes participem plenamente da vida da comunidade que as acolhe, num caminho de enriquecimento mútuo e participação proveitosa na promoção do desenvolvimento humano integral da sociedade local.

Alcançar resultados com essa missão é possível por meio da construção de projetos de autonomia pessoal, considerando os recursos, habilidades, experiências e competências de cada mulher, tendo em vista sua própria integração laboral e inclusão social.

O projeto Chaire Gynai é realizado em coordenação com a Seção Migrantes e Refugiados do Dicastério para a Promoção do Desenvolvimento Humano Integral, a CEI, a Congregação para os Institutos de Vida Consagrada e Sociedades de Vida Apostólica, a USMI e o Escritório Migrantes da Diocese de Roma.

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