Ai pellegrini salesiani venuti a Roma per la canonizzazione di Artemide Zatti

08 ottobre 2022

Fa parte della «vocazione salesiana» essere «educatori del cuore, dell’amore, dell’affettività». È quanto ha sottolineato Papa Francesco rivolgendosi ai pellegrini salesiani convenuti a Roma in occasione della canonizzazione di Artemide Zatti, che avverrà domani mattina in piazza San Pietro. Ricevendoli in udienza stamane, sabato 8 ottobre, nell’Aula Paolo VI , il Pontefice ha pronunciato il seguente discorso.

Cari fratelli e sorelle salesiani, buongiorno e benvenuti!

Ringrazio il Rettore Maggiore per la sua presentazione; saluto i membri del Consiglio generale, i Cardinali e i Vescovi salesiani — sono tanti! —; sono contento di accogliere i pellegrini venuti da Boretto, paese natale di Artemide Zatti, e quelli provenienti dall’Argentina e dalle Filippine; saluto i membri della Famiglia salesiana provenienti da numerosi Paesi del mondo, in modo speciale i salesiani coadiutori. E un saluto speciale alla persona che ha ricevuto la grazia della guarigione per intercessione del Beato, che domani avrò la gioia di canonizzare. Vorrei ricordare la sua figura da quattro punti di vista.

Anzitutto, come migrante. I salesiani giunsero in Argentina nel 1875 e in un primo tempo svolsero il loro apostolato, a Buenos Aires. A Buenos Aires non sono andati nel quartiere più importante, sono andati alla Boca, dove c’erano i comunisti, i socialisti, i mangiapreti! Lì sono andati i salesiani, e in altri luoghi, soprattutto a favore degli emigrati italiani. Artemide conobbe i salesiani a Bahía Blanca, dove nel 1897 con la sua famiglia era giunto dall’Italia. Purtroppo, molti migranti perdevano i valori della fede, tutti presi dal lavoro e dai problemi che incontravano. Ma gli Zatti, grazie a Dio, fecero eccezione. La partecipazione alla vita della comunità cristiana, i rapporti cordiali con i sacerdoti, la preghiera comune in casa, la frequenza dei sacramenti non vennero meno. Artemide crebbe in un ottimo ambiente cristiano e, grazie alla guida di padre Carlo Cavalli, maturò la scelta per la vita salesiana.

Un secondo aspetto, la “parentela”: egli fu “parente di tutti i poveri”; questa è la parentela di Zatti. La tubercolosi che lo colpì all’età di vent’anni sembrava dover stroncare ogni sogno, ma, grazie alla guarigione ottenuta per intercessione di Maria Ausiliatrice, Artemide dedicò l’intera vita ai malati, soprattutto ai più poveri, agli abbandonati e agli scartati. Gli ospedali di San José e di Sant’Isidro furono una risorsa sanitaria preziosa e unica per la cura soprattutto dei poveri di Viedma e della regione del Rio Negro: l’eroismo di Zatti ne fece luoghi di irradiazione dell’amore di Dio, dove la cura della salute diventa esperienza di salvezza. In quel fazzoletto di terra patagonica, dove scorre la vita del nostro Beato, è stata riscritta una pagina del Vangelo: il Buon Samaritano ha trovato in lui cuore, mani e passione, anzitutto per i piccoli, i poveri, i peccatori, gli ultimi. Così un ospedale è diventato la “Locanda del Padre”, segno di una Chiesa che vuole essere ricca di doni di umanità e di Grazia, dimora del comandamento dell’amore di Dio e del fratello, luogo di salute quale pegno di salvezza. È vero anche che questo entra nella vocazione salesiana: i salesiani sono i grandi educatori del cuore, dell’amore, dell’affettività, della vita sociale; grandi educatori del cuore.

L’ospedale e le case dei poveri, visitati notte e giorno spostandosi in bicicletta, erano la frontiera della sua missione. Viveva la donazione totale di sé a Dio e la consacrazione di tutte le sue forze al bene del prossimo. Il lavoro intenso e l’infaticabile disponibilità per i bisogni dei poveri erano animati da una profonda unione con il Signore: la preghiera costante, l’adorazione eucaristica prolungata, la preghiera del rosario. Artemide è un uomo di comunione, che sa lavorare con gli altri: suore, medici, infermiere; e con il suo esempio e il suo consiglio forma le persone, plasma le coscienze, converte i cuori.

In terzo luogo lo vediamo come salesiano coadiutore. Ricordiamo la bella testimonianza resa da lui nel 1915 a Viedma, in occasione dell’inaugurazione di un monumento alla memoria del padre Evasio Garrone, salesiano missionario e considerato da Artemide insigne benefattore. In quella circostanza fece questa dichiarazione: «Se io sto bene, sono sano e in condizione di fare un po’ di bene al mio prossimo infermo, lo debbo al Padre Garrone, Dottore, che vedendo peggiorare di giorno in giorno la mia salute, essendo io affetto da tubercolosi con frequenti emottisi, mi disse decisamente che, se non volevo finire come molti altri, facessi una promessa a Maria Ausiliatrice di rimanere sempre al fianco suo, aiutandolo nella cura degli infermi, che egli, confidando in Maria, m’avrebbe guarito. credetti, perché sapevo per fama che Maria Ausiliatrice lo aiutava in modo visibile. promisi, perché sempre fu mio desiderio essere d’aiuto in qualcosa al mio prossimo. E, avendo Dio ascoltato il suo servo, guarii». Credetti, promisi, guarii. Tre parole scritte lì.

Questa vita riavuta non è più sua proprietà: sente che è tutta per i poveri. I tre verbi «credetti, promisi, guarii» esprimono la benedizione e la consolazione che toccano la vita di Artemide. Vive questa missione in comunione con i confratelli salesiani: è il primo ad essere presente ai momenti comunitari e con la sua gioia e simpatia anima la fraternità.

Il quarto e ultimo tratto che vorrei evidenziare: egli è intercessore per le vocazioni. E io questo l’ho sperimentato. Vi dico un’esperienza personale. Quando ero Provinciale dei Gesuiti dell’Argentina, conobbi la vicenda di Artemide Zatti, ne lessi la biografia e affidai a lui la richiesta al Signore di sante vocazioni alla vita consacrata laicale per la Compagnia di Gesù. Da quando cominciammo a pregare per sua intercessione, aumentarono sensibilmente i coadiutori giovani; ed erano perseveranti e molto impegnati. E così ho reso testimonianza di questa grazia che abbiamo ricevuto.

E a questo proposito, desidero sottolineare l’importanza della vocazione dei fratelli. L’ho visto nella Compagnia di Gesù e so che altrettanto si può dire dei Salesiani. I fratelli hanno un carisma speciale che si alimenta nella preghiera e nel lavoro. E fanno bene a tutto il corpo della Congregazione. Sono persone di pietà, sono allegri, lavoratori. In essi non si vedono “complessi di inferiorità”, no, sono maturi, non si sentono complessati per il fatto di non essere sacerdoti, e non aspirano a diventare diaconi, no, fratelli; non vogliono promozioni: fratelli, perché tutta la ricchezza è lì. Sono consapevoli della loro vocazione e la vogliono così (cfr. Lettera a don Cayetano Bruno, 1986).

A voi, cari fratelli coadiutori, grazie, grazie! Possiate anche voi essere sempre grati per il dono di questa chiamata, che rende una peculiare testimonianza di vita consacrata, e così proporla ai giovani come forma di vita evangelica al servizio dei piccoli e dei poveri.

Grazie a tutti voi, fratelli e sorelle, di essere venuti a festeggiare la canonizzazione di Artemide Zatti. Vi benedico di cuore, anche quelli che non sono potuti venire per l’età o le condizioni di salute, o le condizioni delle tasche! Benedico tutti. E vi chiedo per favore di pregare per me. Grazie.


La vocación de ser educadores del corazón

A los peregrinos salesianos que vinieron a Roma para la canonización de Artemide Zatti

 08 de octubre de 2022

Forma parte de la “vocación salesiana” ser “educadores del corazón, del amor, de la afectividad”. Así lo subrayó el Papa Francisco dirigiéndose a los peregrinos salesianos reunidos en Roma para la canonización de Artemide Zatti, que tendrá lugar mañana por la mañana en la Plaza de San Pedro. Al recibirlos en audiencia esta mañana, sábado 8 de octubre, en el Aula Pablo VI, el Pontífice pronunció el siguiente discurso.

Queridos hermanos y hermanas salesianos, ¡buenos días y bienvenidos!

Agradezco al Rector Mayor su presentación; saludo a los miembros del Consejo General, a los Cardenales y a los Obispos Salesianos -¡son muchos! -; me alegra acoger a los peregrinos venidos de Boretto, lugar de nacimiento de Artemide Zatti, y a los de Argentina y Filipinas; saludo a los miembros de la Familia Salesiana de muchos países del mundo, especialmente a los coadjutores salesianos. Y un saludo especial a la persona que recibió la gracia de la curación por intercesión de la Beata, a la que tendré la alegría de canonizar mañana. Me gustaría recordar su figura desde cuatro puntos de vista.

En primer lugar, como emigrante. Los salesianos llegaron a Argentina en 1875 y al principio ejercieron su apostolado en Buenos Aires. En Buenos Aires no fueron al barrio más importante, fueron a Boca, donde estaban los comunistas, los socialistas, ¡los curas! Allí iban los salesianos, y otros lugares, sobre todo para los emigrantes italianos. Artemide conoció a los salesianos en Bahía Blanca, donde él y su familia habían llegado desde Italia en 1897. Desgraciadamente, muchos emigrantes perdieron los valores de la fe, atrapados por el trabajo y los problemas que encontraban. Pero los Zatti, gracias a Dios, fueron una excepción. La participación en la vida de la comunidad cristiana, las relaciones cordiales con los sacerdotes, la oración conjunta en casa y la asistencia a los sacramentos no fallaron. Artemide creció en un excelente ambiente cristiano y, gracias a la guía del Padre Carlo Cavalli, maduró en su elección por la vida salesiana.

Un segundo aspecto, el “parentesco”: era “pariente de todos los pobres”; este es el parentesco de Zatti. La tuberculosis que le sobrevino a los veinte años parecía aplastar todos los sueños, pero, gracias a la recuperación obtenida por la intercesión de María Auxiliadora, Artemisa dedicó toda su vida a los enfermos, especialmente a los más pobres, a los abandonados y a los descartados. Los hospitales de San José y Sant’Isidro fueron un recurso sanitario precioso y único para atender especialmente a los pobres de Viedma y la región de Río Negro: el heroísmo de Zatti los convirtió en lugares de irradiación del amor de Dios, donde la atención sanitaria se convirtió en una experiencia de salvación. En ese pañuelo de tierra patagónica, donde corre la vida de nuestro Beato, se reescribió una página del Evangelio: el Buen Samaritano encontró en él corazón, manos y pasión, sobre todo por los pequeños, los pobres, los pecadores, los últimos. Así, un hospital se ha convertido en la “Posada del Padre”, signo de una Iglesia que quiere ser rica en dones de humanidad y de Gracia, morada del mandamiento del amor a Dios y al hermano, lugar de salud como prenda de salvación. También es cierto que esto entra en la vocación salesiana: los salesianos son los grandes educadores del corazón, del amor, de la afectividad, de la vida social; grandes educadores del corazón.

El hospital y los hogares de los pobres, visitados día y noche viajando en bicicleta, eran la frontera de su misión. Vivió la donación total de sí mismo a Dios y la consagración de todas sus fuerzas al bien del prójimo. Su intenso trabajo y su incansable disponibilidad para las necesidades de los pobres estaban animados por una profunda unión con el Señor: oración constante, adoración eucarística prolongada, rezo del rosario. Artemisa es un hombre de comunión, que sabe trabajar con los demás: monjas, médicos, enfermeras; y con su ejemplo y sus consejos forma a las personas, moldea las conciencias, convierte los corazones.

En tercer lugar, lo vemos como coadjutor salesiano. Recordamos el hermoso testimonio que dio en 1915 en Viedma, con motivo de la inauguración de un monumento a la memoria del padre Evasio Garrone, misionero salesiano y considerado un insigne benefactor por Artemisa. En esa ocasión hizo la siguiente declaración: “Si estoy bien, sano y en condiciones de hacer algún bien a mi prójimo enfermo, se lo debo al padre Garrone, médico, quien, viendo que mi salud empeoraba día a día, pues sufría de tuberculosis con frecuentes hemoptisis, me dijo que, si no quería acabar como muchos otros, hiciera una promesa a María Auxiliadora de permanecer siempre a su lado, ayudándola en el cuidado de los enfermos, y que él, confiando en María, me curaría. Creía, porque sabía por su reputación que María Auxiliadora le ayudaba de forma visible. Lo prometí, porque siempre fue mi deseo ser de ayuda en algo a mi prójimo. Y, habiendo escuchado Dios a su siervo, me curé. Creí, prometí y curé. Tres palabras escritas allí.

Esta vida recuperada ya no es de su propiedad: siente que todo es para los pobres. Los tres verbos “credetti, promisi, guararii” expresan la bendición y el consuelo que tocan la vida de Artemisa. Vive esta misión en comunión con sus hermanos salesianos: es el primero en estar presente en los eventos de la comunidad y con su alegría y simpatía anima la fraternidad.

El cuarto y último rasgo que me gustaría destacar: es un intercesor por las vocaciones. Y yo lo he experimentado. Te contaré una experiencia personal. Cuando era Provincial de los jesuitas de Argentina, conocí la historia de Artemide Zatti, leí su biografía y le encomendé la petición al Señor de santas vocaciones a la vida consagrada laica para la Compañía de Jesús. Desde que empezamos a rezar por su intercesión, el número de jóvenes coadjutores aumentó considerablemente; y fueron perseverantes y muy comprometidos. Y así di testimonio de esta gracia que recibimos.

Y, en este sentido, quiero subrayar la importancia de la vocación de los hermanos. Lo he visto en la Compañía de Jesús y sé que lo mismo puede decirse de los Salesianos. Los hermanos tienen un carisma especial que se alimenta en la oración y el trabajo. Y son buenos para todo el cuerpo de la Congregación. Son personas piadosas, alegres y trabajadoras. No se ven “complejos de inferioridad” en ellos, no, son maduros, no se sienten acomplejados por no ser sacerdotes, y no aspiran a ser diáconos, no, hermanos; no quieren promociones: hermanos, porque toda la riqueza está ahí. Son conscientes de su vocación y lo quieren así (cf. Carta al P. Cayetano Bruno, 1986).

A vosotros, queridos hermanos coadjutores, ¡gracias! Que también vosotros agradezcáis siempre el don de esta llamada, que da un testimonio especial de la vida consagrada, y la propongáis así a los jóvenes como una forma de vida evangélica al servicio de los pequeños y de los pobres.

Gracias a todos, hermanos y hermanas, por venir a celebrar la canonización de Artemide Zatti. Os bendigo de corazón, incluso a los que no han podido venir por la edad o las condiciones de salud, o por el dinero de bolsillo. Bendigo a todos. Y les pido que por favor recen por mí. Gracias.


The vocation to be educators of the heart

To the Salesian pilgrims who came to Rome for the canonization of Artemide Zatti

 October 08, 2022

It is part of the “Salesian vocation” to be “educators of the heart, of love, of affectivity.” This is what Pope Francis stressed while addressing Salesian pilgrims gathered in Rome for the canonization of Artemide Zatti, which will take place tomorrow morning in St. Peter’s Square. Receiving them in audience this morning, Saturday, Oct. 8, in the Paul VI Hall , the Pontiff delivered the following address.

Dear Salesian brothers and sisters, good morning and welcome!

I thank the Rector Major for his presentation; I greet the members of the General Council, the Cardinals and the Salesian Bishops-they are many! -; I am happy to welcome the pilgrims who came from Boretto, Artemide Zatti’s birthplace, and those from Argentina and the Philippines; I greet the members of the Salesian Family from many countries of the world, especially the Salesian coadjutors. And a special greeting to the person who received the grace of healing through the intercession of the Blessed, whom I will have the joy of canonizing tomorrow. I would like to recall his figure from four points of view.

First, as a migrant. The Salesians came to Argentina in 1875 and at first they carried out their apostolate, in Buenos Aires. In Buenos Aires they did not go to the most important neighborhood, they went to Boca, where there were the communists, the socialists, the priests-eaters! That’s where the Salesians went, and other places, especially on behalf of Italian emigrants. Artemide met the Salesians in Bahía Blanca, where he and his family had come from Italy in 1897. Unfortunately, many migrants were losing the values of faith, all caught up in work and the problems they encountered. But the Zatti family, thank God, was an exception. Participation in the life of the Christian community, cordial relations with priests, common prayer at home, and attendance of the sacraments did not fail. Artemide grew up in an excellent Christian environment and, thanks to the guidance of Father Carlo Cavalli, matured in her choice for Salesian life.

A second aspect, “kinship”: he was “kin to all the poor”; this is Zatti’s kinship. The tuberculosis that struck him at the age of 20 seemed to have to crush all dreams, but, thanks to the healing obtained through the intercession of Mary Help of Christians, Artemis devoted his entire life to the sick, especially the poorest, the abandoned and the discarded. The hospitals of San José and Sant’Isidro were a precious and unique health resource for caring especially for the poor of Viedma and the Rio Negro region.Zatti’s heroism made them places of irradiation of God’s love, where health care became an experience of salvation. In that handkerchief of Patagonian land, where our Blessed’s life flows, a page of the Gospel was rewritten: the Good Samaritan found in him heart, hands and passion, first and foremost for the little ones, the poor, the sinners, the last. Thus a hospital became the “Father’s Inn,” a sign of a Church that wants to be rich in gifts of humanity and Grace, a dwelling place of the commandment of love of God and brother, a place of health as a pledge of salvation. It is also true that this enters into the Salesian vocation: the Salesians are the great educators of the heart, of love, of affectivity, of social life; great educators of the heart.

The hospital and the homes of the poor, visited night and day moving by bicycle, were the frontier of his mission. He lived total self-giving to God and the consecration of all his strength to the good of his neighbor. His intense work and tireless availability for the needs of the poor were animated by a deep union with the Lord: constant prayer, prolonged Eucharistic adoration, praying the rosary. Artemis was a man of communion, who knew how to work with others: nuns, doctors, nurses; and by his example and counsel he formed people, shaped consciences, converted hearts.

Third, we see him as a Salesian coadjutor. We recall the beautiful testimony he gave in 1915 in Viedma at the unveiling of a monument to the memory of Father Evasio Garrone, a Salesian missionary and considered by Artemis to be a distinguished benefactor. On that occasion he made this statement: “If I am well, healthy and in a position to do some good to my sick neighbor, I owe it to Father Garrone, Doctor, who seeing my health worsening day by day, as I was suffering from tuberculosis with frequent hemoptysis, told me decisively that if I did not want to end up like many others, I should make a promise to Mary Help of Christians to remain always by his side, helping him in the care of the sick, that he, trusting in Mary, would heal me. I believed, because I knew by reputation that Mary Help of Christians helped him in a visible way. I promised, because it was always my desire to be of help in something to my neighbor. And, God having heard his servant, I healed.” I believed, I promised, I healed. Three words written there.

This regained life is no longer his property: he feels that it is all for the poor. The three verbs “credetti, promisi, guararii” express the blessing and consolation that touch Artemis’ life. He lives this mission in communion with his Salesian confreres: he is the first to be present at community moments and with his joy and sympathy animates the fraternity.

The fourth and final trait I would like to highlight: he is an intercessor for vocations. And I have experienced this. I will tell you a personal experience. When I was Provincial of the Jesuits of Argentina, I knew the story of Artemide Zatti, read his biography and entrusted to him the request to the Lord for holy vocations to the lay consecrated life for the Society of Jesus. Since we began to pray through his intercession, the number of young coadjutors increased significantly; and they were persevering and very committed. And so I bore witness to this grace we received.

And in this regard, I would like to emphasize the importance of the vocation of the brothers. I have seen this in the Society of Jesus and I know that the same can be said of the Salesians. Brothers have a special charism that is nurtured in prayer and work. And they are good for the whole body of the Congregation. They are people of piety, they are cheerful, hardworking. You don’t see “inferiority complexes” in them, no, they are mature, they don’t feel complexed by not being priests, and they don’t aspire to become deacons, no, brothers; they don’t want promotions: brothers, because all the wealth is there. They are aware of their vocation and they want it that way (cf. Letter to Fr. Cayetano Bruno, 1986).

To you, dear brother coadjutors, thank you, thank you! May you also always be grateful for the gift of this call, which gives a distinctive witness of consecrated life, and thus propose it to young people as a form of evangelical life in the service of the little ones and the poor.

Thank you all, brothers and sisters, for coming to celebrate the canonization of Artemis Zatti. I bless you from the bottom of my heart, even those who could not come because of age or health conditions, or pocket conditions! I bless everyone. And I ask you to please pray for me. Thank you.


A vocação para ser educadores do coração

Aos peregrinos salesianos que vieram a Roma para a canonização de Artemide Zatti

 08 de outubro de 2022

Faz parte da ‘vocação salesiana’ ser ‘educadores do coração, do amor, da afetividade’. Isto foi enfatizado pelo Papa Francisco dirigindo-se aos peregrinos salesianos reunidos em Roma para a canonização de Artemide Zatti, que acontecerá amanhã de manhã na Praça de São Pedro. Recebendo-os em audiência esta manhã, sábado 8 de outubro, na Sala Paulo VI, o Pontífice fez o seguinte discurso.

Caros irmãos e irmãs salesianos, bom dia e bem-vindos!

Agradeço ao Reitor-Mor por sua apresentação; saúdo os membros do Conselho Geral, os Cardeais e os Bispos Salesianos – eles são muitos! -; estou feliz em acolher os peregrinos que vieram de Boretto, cidade natal de Artemide Zatti, e os da Argentina e das Filipinas; saúdo os membros da Família Salesiana de muitos países do mundo, especialmente os coadjutores salesianos. E uma saudação especial à pessoa que recebeu a graça da cura pela intercessão do Beato, a quem terei a alegria de canonizar amanhã. Gostaria de lembrar sua figura a partir de quatro pontos de vista.

Primeiro de tudo, como um migrante. Os Salesianos chegaram à Argentina em 1875 e exerceram inicialmente seu apostolado em Buenos Aires. Em Buenos Aires eles não foram para o bairro mais importante, foram para Boca, onde estavam os comunistas, os socialistas, os padres! Foi para lá que os Salesianos foram, e outros lugares, especialmente para os emigrantes italianos. Artemide conheceu os Salesianos em Bahía Blanca, onde ele e sua família haviam vindo da Itália em 1897. Infelizmente, muitos migrantes perderam os valores da fé, todos presos no trabalho e os problemas que encontraram. Mas os Zatti’s, graças a Deus, foram uma exceção. A participação na vida da comunidade cristã, as relações cordiais com os sacerdotes, a oração em casa e o atendimento aos sacramentos não falharam. Artemide cresceu em um excelente ambiente cristão e, graças à orientação do Padre Carlo Cavalli, amadureceu em sua escolha pela vida salesiana.

Um segundo aspecto, ‘parentesco’: ele era ‘parente de todos os pobres’; este é o parentesco de Zatti. A tuberculose que o atingiu aos vinte anos parecia esmagar todos os sonhos, mas, graças à recuperação obtida por intercessão de Maria Auxiliadora, Artemis dedicou toda sua vida aos doentes, especialmente aos mais pobres, aos abandonados e aos descartados. Os hospitais de San José e Sant’Isidro foram um recurso de saúde precioso e único para cuidar especialmente dos pobres de Viedma e da região do Rio Negro: o heroísmo de Zatti fez deles lugares de irradiação do amor de Deus, onde o cuidado com a saúde tornou-se uma experiência de salvação. Naquele lenço da terra patagônica, onde corre a vida de nosso Beato, foi reescrita uma página do Evangelho: o Bom Samaritano encontrou nele coração, mãos e paixão, sobretudo para os pequenos, os pobres, os pecadores, os últimos. Assim, um hospital tornou-se a “Pousada do Pai”, sinal de uma Igreja que quer ser rica em dons de humanidade e Graça, morada do mandamento do amor de Deus e do irmão, lugar de saúde como penhor de salvação. Também é verdade que isto entra na vocação salesiana: os salesianos são os grandes educadores do coração, do amor, da afetividade, da vida social; grandes educadores do coração.

O hospital e as casas dos pobres, visitados noite e dia viajando de bicicleta, eram a fronteira de sua missão. Ele viveu a doação total de si mesmo a Deus e a consagração de todas as suas forças ao bem de seu próximo. Seu intenso trabalho e sua incansável disponibilidade para as necessidades dos pobres foram animados por uma profunda união com o Senhor: oração constante, adoração eucarística prolongada, reza do terço. Artemis é um homem de comunhão, que sabe trabalhar com os outros: freiras, médicos, enfermeiras; e por seu exemplo e conselho ele molda as pessoas, molda as consciências, converte os corações.

Em terceiro lugar, nós o vemos como um coadjutor salesiano. Recordamos o belo testemunho que ele deu em 1915 em Viedma, por ocasião da inauguração de um monumento à memória do Padre Evasio Garrone, missionário salesiano e considerado um distinto benfeitor pela Artemis. Nessa ocasião ele fez a seguinte declaração: “Se eu estou bem, saudável e em condições de fazer algum bem ao meu vizinho doente, devo isso ao Padre Garrone, médico, que, vendo minha saúde piorar de dia para dia, pois sofria de tuberculose com hemoptise freqüente, me disse decisivamente que se eu não quisesse acabar como muitos outros, eu deveria fazer uma promessa a Maria Auxiliadora de permanecer sempre ao seu lado, ajudando-a no cuidado dos doentes, e que ele, confiando em Maria, me curaria. Eu acreditava, porque sabia pela reputação que Maria Auxiliadora o ajudava de forma visível. Prometi, porque era sempre meu desejo ajudar em algo ao meu próximo. E, tendo Deus escutado seu servo, eu curei. Eu acreditava, eu prometi, eu curei. Três palavras escritas ali.

Esta vida recuperada não é mais sua propriedade: ele sente que tudo isso é para os pobres. Os três verbos “credetti, promisi, guararii” expressam a bênção e o consolo que tocam a vida de Artemis. Ele vive esta missão em comunhão com seus confrades salesianos: ele é o primeiro a estar presente nos eventos comunitários e com sua alegria e simpatia anima a fraternidade.

O quarto e último traço que gostaria de destacar: ele é um intercessor para as vocações. E eu já vivenciei isso. Vou lhes contar uma experiência pessoal. Quando eu era Provincial dos Jesuítas da Argentina, conheci a história de Artemide Zatti, li sua biografia e confiei a ele o pedido ao Senhor de santas vocações para a vida consagrada leiga para a Companhia de Jesus. Desde que começamos a rezar por sua intercessão, o número de jovens coadjutores aumentou significativamente; e eles foram perseverantes e muito comprometidos. E assim eu testemunhei esta graça que recebemos.

E a este respeito, gostaria de enfatizar a importância da vocação dos irmãos. Eu vi isso na Companhia de Jesus e sei que o mesmo pode ser dito dos Salesianos. Os irmãos têm um carisma especial que é alimentado na oração e no trabalho. E eles são bons para todo o corpo da Congregação. São pessoas de piedade, alegres, trabalhadoras. Não se vê “complexos de inferioridade” neles, não, eles são maduros, não se sentem complexos porque não são sacerdotes, e não aspiram a ser diáconos, não, irmãos; não querem promoções: irmãos, porque toda a riqueza está lá. Eles estão conscientes de sua vocação e a querem assim (cf. Carta ao Pe. Cayetano Bruno, 1986).

A vocês, queridos irmãos coadjutores, obrigado! Que você também seja sempre grato pelo dom deste chamado, que dá um testemunho especial à vida consagrada, e assim o proponha aos jovens como uma forma de vida evangélica a serviço dos pequenos e dos pobres.

Obrigado a todos vocês, irmãos e irmãs, por terem vindo celebrar a canonização de Artemide Zatti. Eu os abençôo de coração, mesmo aqueles que não puderam vir por causa da idade ou condições de saúde, ou por dinheiro de bolso! Eu abençôo a todos. E peço-lhes que por favor rezem por mim. Obrigado.


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